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Dialogo euristico

Dialogo euristico

«Il primo compito di noi insegnanti sta nel riconoscere diritto di piena presenza e cittadinanza a tutte le bambine e bambini. E il primo modo per dare spazio e consistenza ai loro diversi modi di abitare e vivere la scuola sta nella nostra capacita di ascolto. Ma un ascolto attento e partecipe nasce e vive solo se siamo profondamente con- vinti che bambine e bambini pensano, creano e operano connessioni, se consideriamo che tutte le loro ipotesi, anche fantastiche, siano strumenti epistemici, modalita per conoscere il mondo. Occorre dunque riconoscere e convincerci che i bambini non solo hanno desiderio di dire la loro, ma ad ogni eta ragionano, formulano ipotesi, usano una logica che talvolta puo apparire diversa da quella di noi adulti, ma ha sempre al suo interno una coerenza e una profonda tensione conoscitiva che va riconosciuta e di cui vanno ricercati tutti i modi possibili per restituirne il valore. Bambine e bambini infatti pensano e molte volte pensano con particolare profondita e acutezza, ma spesso i piu non hanno cognizione della qualita dei loro pensieri, se questi non vengono raccolti e restituiti da parte di noi adulti. Si tratta allora di riconoscere ciascuna bambina o bambino come soggetto i cui gesti e parole sono accolti con cura e attenzione. Si tratta di costruire uno spazio adeguato all’incontro di modi di guardare il mondo e di porsi diversi, mettendo l’ascolto reciproco e la conversazione al centro della pratica educativa. Dentro questo paesaggio, che possiamo definire di pedagogia dell’ascolto, nasce e vive il dialogo euristico. La scintilla del dialogo si accende quando il lavorio mentale dei bambini si scontra ed entra in connessione con i diversi oggetti culturali portati dall’insegnante o in cui ci si imbatte. Quando le loro conoscenze piu o meno codificate incontrano nuove esperienze e contenuti portati da noi adulti, dall’ambiente o dai loro compagni. Solo se l’insegnante non guarda con sospetto e non si lascia spaventare dall’apparente confusione del libero pensare dei bambini, si creano le condizioni per scoprire insieme qualcosa di nuovo “sfregando e limando i nostri cervelli gli uni contro gli altri”, come suggeriva di fare Montaigne» (Lorenzoni, 2018).

 

Perché adottare l'idea

Dare dignità al pensiero di ciascun bambino o ragazzo è un modo per contrastare la scuola della ‘risposta corretta’, che omologa e che rincorre apprendimenti meccanici e superficiali. Alcuni pensano che il lavorìo mentale dei bambini non sia funzionale o che addirittura sia ostile alla trasmissione di conoscenza da parte del docente, invece i loro pensieri e le loro parole costituiscono un primo patrimonio da cui possiamo partire per situare l’apprendimento in un processo di costruzione sociale della conoscenza. Quando l’altro ci offre il suo punto di vista, quando ci dice qualcosa di inaspettato che ‘smuove la terra’, ci aiuta ad accorgerci di cose di cui da soli non ci accorgiamo. Le parole degli altri ci permettono – a volte improvvisamente – di strutturare in modo chiaro pensieri e intuizioni e di renderli, di fatto, comunicabili e utilizzabili. Costruendo conoscenza in gruppo, proponendo ipotesi, sforzandosi di confermarle e smentirle con rigore, attingendo a dati e approfondimenti culturali, si capisce non solo un po’ di più del mondo, ma anche un po’ di più di come pensano gli altri. Il dialogo euristico diventa allora un campo di allenamento democratico dove bambini e ragazzi possono imparare ad essere responsabili di ciò che dicono e a dar corpo alle loro idee ritrovando e dando senso allo studiare insieme.

In questo lavoro il docente ha la responsabilità di costruire una relazione tra il pensiero di bambini e ragazzi e le memorie sociali e collettive, coltivando quella memoria interna che ci consente di compiere operazioni mentali e di connettere le idee tra loro. Una classe che si sta appropriando di un sapere sta compiendo un’operazione delicata e complessa: evocare momenti della storia della cultura e del pensiero è un modo per dar valore a quest’operazione. Nel dialogo euristico si discute all’interno della classe, avendo la possibilità di salire ‘sulle spalle dei giganti’ e di porci grandi domande che possono venire da noi o che ci vengono suggerite da compagni, docenti o personaggi del passato. 

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